
Werke (Stuttgart, J.G. Cotta, 1906).
Esemplare annotato proveniente dalla
biblioteca di Jonas Fränkel.
Adattando la citazione di Michel Montaigne che dà il titolo a una conversazione di Jean Starobinski con Gérard Macé; la parola è per metà di colui che scrive, per metà di colui che legge. La dimostrazione ci arriva da appunti, sottolineature, segnaposti o pieghe che compaiono nei volumi posseduti da autori e autrici. Vi si trovano tracce che possono nascondere personalissimi itinerari e tenere segretamente viva la pagina: un’annotazione può diventare infatti uno scambio tra la scrittura e la lettura, un passato attuale o un’idea da sviluppare in futuro.
Un’angolatura che pone lo sguardo verso chi legge. I libri a cui ci si sente affini vengono largamente consumati dall’impulso di annotare e sono pochi quelli lasciati idealmente intonsi per non sciuparli. A titolo di esempio, tra i 5’000 volumi della biblioteca di Franco Beltrametti (1937-1995), almeno 1’500 libri recano un’annotazione nei fogli di risguardo. Altri esempi sono quelli di Thomas Mann, Jonas Fränkel, Blaise Cendrars o Ludwig Hohl.
Il numero include contributi legati al 100esimo compleanno di Eugen Gomringers ed al suo archivio. Infine, Passim 35 si chiude con una panoramica delle recenti pubblicazioni e delle prossime manifestazioni dell’Archivio svizzero di letteratura.
Passim 35 | 2025 (PDF, 6 MB, 17.06.2025)Bulletin des Schweizerischen Literaturarchivs | Bulletin des Archives littéraires suisses | Bollettino dell’Archivio svizzero di letteratura | Bulletin da l’Archiv svizzer da litteratura
Ultima modifica 17.06.2025