I primi manifesti svizzeri sono dedicati al turismo

La fine dell’Ottocento segna l’avvento dell’industria turistica in Svizzera. È l’epoca delle grandi realizzazioni ferroviarie, del sorgere delle compagnie di battelli a vapore e della costruzione dei grandi alberghi destinati a soddisfare una clientela agiata ed esigente. La concorrenza che regna a quei tempi tra le imprese di trasporti e le località di villeggiatura obbliga entrambe a distinguersi le une dalle altre. Il manifesto costituisce lo strumento di promozione ideale a questo scopo.
La Svizzera, per competere con i suoi vicini francesi, fa realizzare manifesti per pubblicizzare i luoghi di villeggiatura e informare sugli svaghi e le bellezze di una determinata regione già a partire dall’ultimo ventennio dell’Ottocento. Questi manifesti s’inseriscono nella produzione turistica tradizionale associando più immagini attorno a una rappresentazione centrale a cui si aggiungono generalmente una carta geografica e/o un orario di treni o battelli a seconda dello sponsor. Tutti questi manifesti sono molto simili tra loro e non brillano per originalità. L’accanita concorrenza delle località turistiche per attirare i villeggianti porta a una vera e propria industrializzazione della produzione di manifesti. Purtroppo la loro qualità è spesso mediocre per mancanza di tempo, ma anche perché gli sponsor non vedono l’utilità di spendere di più per un manifesto originale.
La limitatezza del mercato e il plurilinguismo nazionale, che obbligano a produrre più versioni linguistiche di uno stesso soggetto facendo lievitare i costi di produzione, spiegano anche la renitenza a spendere per la creazione. Un altro fattore è la mancanza d’interesse per questo medium nelle scuole di arti applicate svizzere. Siamo infatti ben lontani dai manifesti dell’Art Nouveau prodotti allora a Parigi o in altre capitali europee.

La situazione cambierà solo nel 1903, anno in cui le Ferrovie federali svizzere decidono di bandire un concorso per scegliere l’artista che dovrà realizzare i loro primi manifesti. Aperto a tutti i creatori residenti in Svizzera e agli artisti svizzeri all’estero, prevede la realizzazione di sei manifesti per promuovere varie località. Il successo è enorme. Vi partecipano artisti svizzeri prestigiosi, dando prova che il manifesto costituisce ormai un autentico punto di riferimento estetico. La giuria, lungimirante, ricompensa soprattutto le giovani leve rappresentate da artisti come Plinio Colombi (1873-1951), Edmond Bille e Jules Courvoisier.

Zermatt 1908
Manifesto pubblicitario per Zermatt di Emil Cardinaux, 1908

Questi manifesti si distinguono per la loro composizione e i loro motivi. Per una volta è rappresentato un solo paesaggio e non più un assemblaggio di immagini della stessa regione. I luoghi sono i veri e propri soggetti e non più i diversi mezzi di trasporto o gli equipaggiamenti turistici come in precedenza. Le persone raffigurate sono del posto piuttosto che forestiere. Tutto è rappresentato in modo che ne risulta un’immagine suggestiva e atemporale delle regioni raffigurate.

Una delle realizzazioni più emblematiche della nascita del manifesto svizzero moderno è la rappresentazione del Cervino per mano di Emil Cardinaux nel 1908. Vi si riconosce la montagna in primo piano, quasi sovraddimensionata, disegnata con una grande semplicità di tratti, in tonalità calde e uniformi. Questo manifesto diventerà referenziale al punto da ispirare il modo di rappresentare la montagna e le località svizzere di villeggiatura fino ai giorni nostri. L’idea consiste nell’illustrare la bellezza di un luogo attraverso un’immagine emblematica resa come scorcio. Questo manifesto denota la sintesi che gli artisti svizzeri fanno tra una certa maniera tedesca, caratterizzata dalla monumentalità delle rappresentazioni, dalla sobrietà dei tratti e dal contrasto cromatico e una maniera francese dominata dai colori e dalla fluidità dei tratti. Da questa associazione nasce uno stile di manifesto tipicamente svizzero.


Il manifesto turistico conosce un destino particolarmente ricco in Svizzera, in quanto il nostro Paese diventa ben presto una destinazione turistica ambita. È interessante constatare come mentre lo stile della rappresentazione dei manifesti turistici svizzeri è evoluto parallelamente allo stile della grafica e alla tecnica, i modelli di rappresentazione sono invece rimasti pressoché identici. Quando poi la fotografia viene a sostituire la litografia di Emil Cardinaux ne risulta un manifesto del tutto attuale, almeno nell’immaginario collettivo, in quanto questo modello di rappresentazione è ormai talmente impresso da diventare inevitabile. La rappresentazione è dunque stereotipata e non va assolutamente rimaneggiata per non deludere le attese del pubblico.

Ultima modifica 15.10.2009

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