Un’immagine è un’immagine è un’immagine
501 ritratti, 4 gruppi di opere, 50 serie, 30 anni: sono i numeri di un progetto fotografico pluriennale, sfociato in una ricca raccolta di portfolio. Il progetto del fotografo Christian Scholz (*1951), con ritratti di persone della sua patria d’elezione, la Svizzera, si è concluso (provvisoriamente) nel 2020. Nel 2026, l’edizione «501 – Ritratti della Svizzera. Un programma artistico» viene donata alla Biblioteca nazionale svizzera. Uno sguardo all’opera e all’artista attraverso tre ritratti selezionati.
Di Kathrin Gurtner

Ispirandosi alla famosa frase di Gertrude Stein «a rose is a rose is a rose», Christian Scholz formula un principio che lo guida nella propria attività artistica: «Un’immagine è un’immagine è un’immagine» (in: Scholz, Christian, 2018, pag. 21). Si tratta di un principio programmatico, visto che l’artista mette al centro proprio l’autonomia delle immagini e l’immediatezza del loro impatto, non modificandole con la postelaborazione né ritagliandole. L’obiettivo del progetto «501 – Ritratti della Svizzera» non è creare un atlante per immagini dell’identità nazionale; l’artista è interessato piuttosto al raggio d’azione sul lungo periodo e, come suggerisce il titolo, alla natura di «programma artistico» del suo progetto.
«Fornire un ritratto del nostro tempo del tutto fedele alla natura» (August Sander, 1927)
Con la sua «opera completa dal carattere pressoché enciclopedico» (prendendo in prestito le parole di Roger Fayet, direttore di SIK-ISEA, Zurigo), Christian Scholz attraversa tre decenni (dal 1990 al 2020) e la sua attività entra di diritto nella tradizione delle grandi opere di ritrattistica della storia della fotografia, prima tra tutte «Uomini del Ventesimo secolo» di August Sander (1876–1964). Un progetto, quest’ultimo, che ha fatto epoca e in cui l’artista, tramite fotografie di persone provenienti da tutti gli strati sociali, divise tematicamente in portfolio e gruppi di opere, ha dato vita a un ritratto del proprio tempo «del tutto fedele alla natura».
La somiglianza concettuale salta subito all’occhio: l’edizione di Christian Scholz comprende 501 ritratti, a loro volta suddivisi in gruppi di opere e serie; al centro, l’aspirazione a mostrare le personalità in modo quanto più autentico possibile, mettendone in luce l’espressione individuale. Christian Scholz fotografa in bianco e nero e, con il sagace impiego di luci e ombre, stimola l’empatia verso i soggetti ritratti.

Ritratto di nuca di Tatyana Franck
Questa sagacia si esprime in modo esemplare nel ritratto di Tatyana Franck. Lo scatto colpisce per la sua serena intensità. La posizione leggermente ruotata del corpo e del viso conferisce all’immagine un che di misterioso. Questo lo si deve in particolare al fatto che Christian Scholz lavori con una macchina fotografica analogica senza treppiede, il che gli permette, mentre scatta, di entrare in contatto diretto con la persona ritratta.
Sebbene lo spazio dell’immagine sia ristretto, il gioco tra messa a fuoco e sfocatura, nonché il passaggio dalla luce al buio, conferiscono all’immagine un notevole effetto di profondità. La luce è per Christian Scholz un importante strumento stilistico. Grazie a obiettivi speciali, è in grado di fotografare senza l’impiego di illuminazione artificiale anche in condizioni di luce precarie. I suoi ritratti appaiono così naturali e acquisiscono qualità proprie della pittura ritrattistica.

Doris Leuthard e la serie «La risata delle donne»
Nel ritratto di Doris Leuthard lo spazio dell’immagine è ampio e prevalentemente sui toni del nero. In questo contesto, soltanto il viso e il collo, insieme a due elementi chiari sullo sfondo, risaltano per la loro luminosità. Anche qui, i contorni netti in primo piano e la sfocatura dello sfondo accentuano l’effetto di profondità.
L’atmosfera è rilassata, con Doris Leuthard, testa all’indietro e occhi chiusi, intenta a ridere. L’istantanea, l’insolita prospettiva e il fatto che a essere immortalato sia il momento della risata conferiscono all’immagine un forte dinamismo, accentuato peraltro dagli elementi chiari sullo sfondo, il cui orientamento verticale e la cui staticità creano un contrasto visivo con il movimento in primo piano.

Volto e mano di Hans Josephson
Con la serie «Antlitz und Hand», dedicata a volti e mani, Christian Scholz celebra August Sander in due modi: da un lato, citando parte del titolo della sua opera «Antlitz der Zeit. 60 Aufnahmen deutscher Menschen des 20. Jahrhunderts» (1929); dall’altro, dando vita a una parentela stilistica in cui la mano è messa in evidenza quale elemento essenziale della composizione dell’immagine.
Nel ritratto di Hans Josephson la mano, dai contorni netti, è illuminata da una luce intensa e collocata in primo piano. Il volto, scivolato in secondo piano, è sfocato e immortalato solo parzialmente. Al centro dell’immagine, il fumo di un sigaro, che marca, con grande effetto, il passaggio dal primo piano allo sfondo. Ritraendo Hans Josephson dietro una coltre di fumo chiaro, dopo che questi ha lavorato per tutta la vita con sculture in bronzo grezze e pesanti, Christian Scholz evoca un’interessante contrapposizione tra fugacità e materialità.
Christian Scholz nasce a Stoccolma nel 1951. Conclusi con lode, nel 1977, gli studi di letteratura presso la Freie Universität Berlin, dal 1985 vive e lavora a Zurigo e nel 2014 ottiene la cittadinanza svizzera. Autodidatta nel campo della fotografia analogica, le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private, tra cui il Photo Elysée di Losanna, il Kunsthaus di Zurigo, il MASI di Lugano, la National Portrait Gallery di Londra e molte altre. I suoi lavori fotografici sono stati esposti in parecchie mostre in Svizzera e all’estero.
Bibliografia e fonti
Biblioteca nazionale svizzera
Hallwylstrasse 15
3003 Berna