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Passim 37: Incognito

Un nuovo appassionante numero di «Passim»: il nr. 37 è consacrato a pseudonimi e ghostwriting

Autrici e autori possono decidere di nascondersi dando ai loro lavori una forma incognita. Perché, dunque, servirsi di pseudonimi o ghost writer? Se, in fondo, questa camuffata presenza autoriale può rispondere ad una semplice curiosità, dal punto di vista archivistico e della ricerca queste scelte meritano approfondimenti.

Il ghost writing è la forza invisibile di una seconda penna (che può pure appartenere a più persone) che si incarica di tradurre i pensieri, le esperienze e le filosofie autoriali in un contenuto coerente e valido. Una capacità accostata sovente ai discorsi politici ma che avviene pure letterariamente in collaborazioni artistiche – non per forza dirette – orientate verso una narrazione d’impatto. Chi invece, senza bisogno di fantasmi, sceglie di non apparire con il suo vero nome, si crea un nom de plume. I nomi di copertina possono così fungere da maschera, con un ventaglio molto ampio di possibilità.

Ad esempio, mentre per un romanzo Patricia Highsmith (nata Mary Patricia Plangman) decide di chiamarsi Claire Morgan; un autore come Frédéric-Louis Sauser firmerà la sua intera opera Blaise Cendrars. Al di là dei casi magari più noti, le creazioni elaborate in incognito sono innumerevoli, alcune delle quali svelate nella galleria illustrata di questo Passim.