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Passim 27: Piaghe d’archivio

In un archivio convivono due scopi essenziali, quello di facilitare l’accesso ai documenti e quello di conservarli in modo da salvaguardarli per le generazioni future. Si tratta di due posizioni agli antipodi che vanno però tenuti ugualmente in considerazione. I documenti si deteriorano con il passare del tempo e se basta poco per velocizzare questo processo, molte sono le energie che vengono investite per rallentarlo. 

Come cause di danneggiamento si pensa spesso all’incuria e alla cattiva manipolazione di un documento, a della carta bruciata o rovinata dall’acqua, ad una fotografia scolorita oppure a delle memorie magnetiche non più leggibili. Alla fragilità dei documenti si aggiungono però anche elementi come il clima, i funghi che crescono a determinate condizioni, la polvere o le catastrofi naturali. Piaghe d’archivio che vengono curate con i rispettivi approcci di conservazione costantemente affinati. 

A dimostrazione che per mantenere in salute una memoria bisogna tener conto del percorso di vita dei documenti e dei problemi che hanno incontrato o che potrebbero incontrare, in questo numero si discutono sia gli interventi preventivi che quelli di rimedio. Se il servizio Conservazione e restauro della BN analizza gli effetti di muffe e insetti, la Fonoteca nazionale svizzera ci spiega come – oltre al supporto sonoro – vada garantito nel tempo il funzionamento dell’apparecchio di lettura dei supporti.

Negli altri approfondimenti ci si sposta da casi concreti a fenomeni più ampi che hanno messo a repentaglio tracce di passato. Oltre a una galleria di documenti dell’ASL che portano segni di deterioramento, si aggiunge qui la prospettiva letteraria di Yari Bernasconi, autore della raccolta poetica «Nuovi giorni di polvere».