Monumento «In pericolo»? Intervento depurativo sul Rigi-Kulm
La storia del Rigi è ricca di primati: è qui che nasce il primo hotel di montagna della Svizzera, viene costruita la prima ferrovia a cremagliera d’Europa, con cui l’ingegnere Niklaus Riggenbach entra nella storia della tecnica, e l’architetto Horace Edouard Davinet realizza uno degli hotel più imponenti delle Alpi in posizione dominante sulla cima della montagna. Ma è sempre qui che avviene la demolizione di un monumento di rilievo, esempio calzante di come il patrimonio edilizio storico possa essere messo in pericolo quando cambiano i valori della società.
Di Kathrin Gurtner

«Regina» grazie a un’interpretazione errata
Il Rigi deve il suo soprannome di «regina delle montagne» all’interpretazione etimologica errata, ma ancora diffusa, secondo cui il suo nome deriverebbe dal latino regina invece che dall’alto-tedesco antico Rigina (ossia «strati», in riferimento alla conformazione geologica).
Questa montagna svolge un ruolo decisivo nello sviluppo del turismo di massa nell’ultimo ventennio dell’Ottocento: la costruzione delle tre ferrovie del Rigi tra il 1871 e 1875 consente a un’ampia fascia della popolazione di vivere l’alta quota in modo sicuro ed entusiasmante
Niklaus Riggenbach e la sua prodezza tecnica
Tra i progetti proposti per il primo impianto di risalita del Rigi si annoverano idee innovative come una «mongolfierovia», una monorotaia futuristica o vagoni spinti verso l’alto tramite aria compressa all’interno di tubi. Quello che vede la luce è però l’ingegnosa ferrovia a cremagliera di Niklaus Riggenbach.
Progettista di locomotive, costruttore di vagoni e ponti conosciuto a livello internazionale, Niklaus Riggenbach (1817–1899) sviluppa un sistema in cui una ruota dentata sotto la locomotiva si innesta in una cremagliera situata tra le rotaie, consentendo di superare pendenze ben maggiori del 20 per cento. Per il suo compleanno, il 21 maggio 1871, si concede un regalo molto particolare: l’entrata in servizio della prima ferrovia a cremagliera d’Europa.
A suscitare entusiasmo non è solo l’impresa pionieristica di Niklaus Riggenbach, ma anche la bellezza del paesaggio attraversato dalla ferrovia; in particolare lungo la tratta che passa per il ponte Schnurtobel, da cui si possono ammirare viste spettacolari sul Lago dei Quattro Cantoni e che è stata immortalata in numerose viste panoramiche e fotografie.

Il Grand Hotel Schreiber
Nel periodo di massimo splendore del Rigi, la Belle Époque che va dal 1880 fino allo scoppio della Prima guerra mondiale, l’afflusso turistico stimola un’intesa attività di costruzione di hotel. Nel 1875 sulla vetta più alta, il Rigi-Kulm, viene inaugurato il Grand Hotel Schreiber realizzato da Horace Edouard Davinet (1839–1922), un edificio maestoso con un’ampia offerta di camere e spazi che va a integrare gli altri due hotel più vecchi e modesti.

All’epoca Horace Edouard Davinet è uno degli architetti di hotel più richiesti: la grandiosità dei suoi progetti riflette lo spirito del tempo, che cercava di coniugare le conquiste tecnologiche con la ricerca del comfort e del contatto con la natura.
Una delle capacità dell’architetto è sfruttare le caratteristiche topografiche a vantaggio dei suoi progetti edilizi, come nel caso del Grand Hotel Schreiber, in stile storicista, per il quale Davinet adotta una pianta simmetrica a doppio angolo con una parte centrale esagonale. Grazie alla forma angolare riesce ad adattare l’edificio alla conformazione del terreno e, al contempo, assicurare un orientamento verso il paesaggio. La facciata presenta un piano terra massiccio, torri angolari con pilastri e alte finestre ornate da frontoni e balconi.
Pericolo dalle «proprie file»
All’inizio del Novecento cominciano a diffondersi le prime voci critiche nei confronti del turismo in forte espansione e del relativo impatto a livello edilizio. Sin dal 1905, anno della sua fondazione, l’organizzazione Patrimonio svizzero vede in modo critico la costruzione di hotel e impianti di risalita. I palazzi in stile Belle Époque degli alberghi, fino a poco tempo prima pubblicizzati con grande orgoglio, diventano il simbolo di un mondo ormai passato. Il linguaggio architettonico storicista viene malvisto e bollato come «Époque banale».
Dopo la Seconda guerra mondiale, Patrimonio svizzero impone senza mezzi termini una svolta e una «cura depurativa» architettonica sulla cima del Rigi. Nel 1951 organizza una sorta di antesignano del «crowdfunding», una campagna di raccolta fondi tramite la vendita di monete di cioccolato destinata al Rigi-Kulm. Lo scopo non è però la conservazione del patrimonio edilizio storico, ma la demolizione dell’edificio Belle Époque e di tutti gli altri hotel, degli annessi e dei chioschi.

Per il Grand Hotel Schreiber viene presa in considerazione una demolizione parziale, ma alla fine vince chi vuole demolirlo completamente. Uno degli hotel più impressionanti delle Alpi svizzere va quindi perduto a causa della pressione di un’associazione dalla quale, col senno di poi, ci si aspetterebbe tutt’altro. Al suo posto sorge un nuovo hotel dalle forme essenziali, che nella sua sobrietà si ispira agli ospizi.
Soltanto nel 1974 si assiste a un nuovo cambiamento dei valori: con la campagna promossa dalla sezione ginevrina di Patrimonio svizzero contro la demolizione dell’hotel Métropole, gli edifici alberghieri dell’Ottocento vengono riconosciuti come testimonianze storiche da conservare.
Biografia e fonti
- Roland Flückiger-Seiler: «Architektur nach dem Sündenfall». Der Umgang mit Hotelbauten aus der Belle Epoque. In: Bundi, Madlaina (Hrsg.) Erhalten und. Gestalten. 100 Jahre Schweizer Heimatschutz, Baden: hier + jetzt, Verlag für Kultur und Geschichte, 2005, S. 80–89
- Adi Kälin: Rigi: mehr als ein Berg; Baden: Hier + Jetzt, Verlag für Kultur und Geschichte, 2012
