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20 aprile 1992. «Suiza no existe» – La Svizzera sul palcoscenico mondiale

Per una volta, in una mostra sulle eccellenze nazionali l'accento è posto sull'arte e non sull'economia. Il padiglione svizzero all'Esposizione universale di Siviglia del 1992 presenta infatti i prodotti dell'industria creativa svizzera suscitando anche qualche malumore. Ad accendere gli animi è in particolare un'opera su cui l'artista Ben Vautier proclama a caratteri slanciati: «Suiza no existe».


La Svizzera non esiste: per alcuni questo è troppo. A seguito di un'interpellanza al Consiglio degli Stati, che si fa portavoce di tale indignazione, il consigliere federale Pascal Delamuraz interpreta l'opera di Vautier come una testimonianza della diversità linguistica, culturale e topografica della Confederazione. Per i critici, la frase rimane comunque un segnale di una preoccupante scomparsa dell'istinto di autoconservazione della Svizzera.

Il contributo della Svizzera certifica il fallimento della nazione o è un invito a riflettere sulla propria identità? Condensando tale dicotomia, la frase di Vautier diventa il motto di un Paese alla ricerca di sé stesso.

L'Esposizione universale del 1992 dimostra che l'arte svizzera, grazie anche a una politica di promozione culturale diventata più professionale e al passo con i tempi, è in grado di catturare l'attenzione internazionale. L'acceso dibattito attorno all'opera di Vautier solleva però la questione se tale cambiamento sia auspicato. Forse per questo motivo non ci si ricorda del secondo lavoro proposto da Vautier a Siviglia. A chi avrebbe potuto interessare il gioco di parole, conciliante, che recitava: «Je pense donc je suisse»?

Patrizia Keller sulla partecipazione svizzera all'Esposizione universale di Siviglia del 1992:

BN: Qual è stata la particolarità della presenza svizzera a Siviglia?
Patrizia Keller: La particolarità della partecipazione svizzera all'Esposizione universale del 1992 è l'accento posto sulla cultura. Su esplicita richiesta del Consiglio federale, viene mostrata un'immagine diversa e lontana dai luoghi comuni di una Svizzera che vuole dimostrare la sua capacità di autoriflessione.

Come viene accolto il pubblico nel padiglione svizzero?
Il primo invito o saluto al pubblico dell'Esposizione universale e del padiglione svizzero è il motto di Ben Vautier «Suiza no existe», che è già di per sé una piccola provocazione: i critici si erano immaginati ben altro, perché a un'Esposizione universale si cerca normalmente di mettere in mostra un Paese e di presentarlo nel modo più favorevole possibile.

Sul piano politico, negli anni attorno al 1992 si registra più di una crisi. Le polemiche sulla partecipazione svizzera a Siviglia vanno lette in questo contesto?
In quel periodo la scena artistica e la promozione culturale seguono un'evoluzione che è pressoché l'opposto delle vicende politiche. In particolare negli anni Novanta l'arte svizzera vive il cosiddetto «Swiss Wonder» e conquista il mercato internazionale dell'arte. In questo senso gli artisti e gli operatori culturali sono distanti dal Paese ufficiale e incarnano una Svizzera fuori dagli schemi.

Perché la promozione dell'arte contemporanea all'inizio degli anni Novanta fa così discutere?
Fino ad allora, la politica di promozione culturale della Confederazione «tutela» la produzione culturale, con una sguardo rivolto piuttosto al passato che tende a escludere le opere contemporanee. Da questo punto di vista, negli anni Ottanta si registra un cambio di mentalità.

Quali sono stati gli effetti positivi delle polemiche attorno all'opera di Ben Vautier?
Da polemiche e critiche di questo genere è sempre possibile trarre qualcosa di positivo, ovvero che si parla anche di politica culturale e promozione culturale.

Nel padiglione svizzero era esposta anche una seconda opera di Vautier.
Nel caso di Ben Vautier e dell'Esposizione universale del 1992 è particolarmente sorprendente che sia stata dimenticata la seconda scritta, che riprende la provocazione lanciata al pubblico all'entrata. L'ultima frase doveva essere intesa in senso positivo per gli svizzeri, ovvero che occorre essere critici se si vive in una democrazia.

Ben Vautier, Suiza no existe, ReproduktionBen Vautier, Je pense donc je suisse, Reproduktion



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Ben Vautier, Ben „ministre des affaires étrangères“, Lausanne 2015 (externer Link, neues Fenster) 
Ben Vautier, Suiza no existe – Je pense donc je suisse. In: 150 ausgewählte Kunstwerke des 19. und 20. Jahrhunderts. Auktion in Bern, Freitag, den 20. Juni 2003, nachmittags 14.15 Uhr, [Auktionskatalog], Bern: Galerie Kornfeld 2003 (Auktion 230, 1. Teil), Werknummer 143 im Katalog. Verzeichnet im Vereinschriftenkatalog der NB mit der Signatur: V BE 5210 (2003)


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